a

Facebook


Copyright 2018
Associazione Forense Nazionale Italiana

Avvocati, regime forfettario e contraddizioni…come al solito! A cura di: Rag. S. Andronico Dott.ssa C. Rapisarda Rag. S. Severino – Componenti Comitato Scientifico AFNI

L’avvocatura, le sue contraddizioni e gli interessi di pochi…

Ci risiamo. Ancora una volta il silenzio dei molti e le urla di pochi fanno apparire contraddittoria l’avvocatura.

La protesta di pochi rischia di vanificare una delle poche misure che hanno dato un po’ d’ossigeno alle fasce deboli dei contribuenti, compresi gli avvocati o meglio le fasce deboli degli avvocati.

A fronte dell’aumento del limite per poter accedere al regime fiscale “forfettario” le “associazioni professionali” sembrerebbe non abbiano gradito tale scelta.

Così alcune “associazioni fra avvocati” incominciano a lamentarsi che tale scelta fiscale comporterebbe una illecita concorrenza sleale (notoriamente in atto con ben più imponente e devastante  consistenza) poiché i beneficiari della norma non incassando l’IVA creerebbero uno scompenso rispetto agli studi associati che invece la devono addebitare ai propri clienti.

Magari chi si lamenta oggi è lo stesso che ieri ha invocato misure di sostegno per gli avvocati appartenenti alle fasce deboli. Tutto ciò appare contraddittorio ed autolesionista nei confronti degli interlocutori politici che poi, a ragione, non prestano attenzione alle “mille voci dell’avvocatura”.

Va subito precisato che il sistema economico italiano si basa prevalentemente sul mondo delle P.IVA e tra questi  si trovano anche  i professionisti  come  : Avvocati, Ingegneri , Dottori Commercialisti, …

Per cercare di arginare la crisi economica che sta colpendo queste attività  lo Stato ha introdotto dei regimi contabili che  aiutato le attività già esistenti e che cercano  far iniziare  nuove attività

Questi regimi sono: Il Regime Forfettario  e Le Associazioni Tra Professionisti

Il Regime Forfettario modificato con la Legge145 del 30/12/2018 ha introdotto delle novità rispetto al regime introdotto con la legge 190/2014

Regime forfettario fino al 2018 Regime forfettario dal 2019
–        Conseguimento di ricavi o  compensi non superiori a determinate soglie (tra i 25 mila e i 50 mila) variabili a seconda del  codice Ateco dell’attività svolta

 

–        le persone fisiche che esercitano o che iniziano un’attività d’impesa o arte e professione purchè nell’anno solare precedente hanno conseguito ricavi o compensi fino a 65 mila euro.

 

–        Il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, di beni mobili strumentali al 31 dicembre non doveva essere superiore a 20 mila euro

 

–        E’ stato abolito il limite di 20 mila euro per l’acquisto di beni strumentali
–        Sostenimento di spese per l’acquisizione di lavoro per importi complessivamente non superiori a 5 mila euro lordi a titolo di lavoro dipendente

 

–        È  stato abolito il limite di 5 mila euro per i compensi ai dipendenti
–        L’imposta sostitutiva (sostituisce l’Irpef, gli addizionali e l’Irap) ha soltanto 2 aliquote:

–        5%, solo per le start-up per i primi 5 anni

–        15%

 

–        L’imposta sostitutiva (sostituisce l’Irpef, gli addizionali e l’Irap) ha soltanto 2 aliquote:

–        5%, solo per le start-up per i primi 5 anni

–        15% per tutti gli altri

 

–        non potrà beneficiare delle deduzioni e delle detrazioni che l’ordinamento riconosce alle persone fisiche, –        non potrà beneficiare delle deduzioni e delle detrazioni che l’ordinamento riconosce alle persone fisiche,
–        no applicazione Iva, Studi di Settore –        no applicazione Iva, Studi di Settore

 

Le Associazioni Tra Professionisti

Dal punto di vista fiscale, il reddito prodotto dallo studio associato non ha delle agevolazioni immediate come il regime forfettario, il reddito prodotto non è classificabile come reddito di impresa, visto che l’organizzazione professionale è costituita dallo svolgimento dell’attività intellettuale di due o più professionisti. Si tratta semplicemente di reddito da lavoro autonomo.

Pertanto, le entrate ed i compensi riconducibili all’attività professionale sono percepite dall’associazione e le quote di partecipazione agli utili si assegnano in modo proporzionale al valore dei conferimenti di ogni singolo associato apportati al momento della costituzione. Il reddito percepito dallo studio associato verrà imputato ai professionisti in proporzione alla quota e tassato, ai fini IRPEF, con regime ordinario che prevede l’applicazione di aliquote a scaglioni. Sullo Studio Associato grava l’Irap, imposta regionale sulle attività produttive secondo l’aliquota regionale, e ovviamente l’Iva.

Questi due regimi contabili fino a ieri convivevano senza tanti problemi, in quanto i professionisti che sceglievano il regime forfettario non dovevano superare i 30 mila euro mentre oggi il limite è di 65 mila euro, ampliando così, opportunamente, la platea dei beneficiari.

Le Associazioni tra professionisti, invece, venivano utilizzate da chi superava i 30 mila euro o da chi voleva una migliore gestione degli incarichi o semplicemente avere a disposizione differenti professionalità (Avvocati, Ingegneri, Commercialisti), con lo scopo di offrire servizi completi ai propri clienticondividendo mezzi e/o strumenti di lavoro.

Oggi che il regime forfettario è il primo step per poter introdurre la Flat Tax, emergono le contraddizioni del doppio regime di imposizione fiscale.

I “forfettari” non avendo obblighi IVA e non essendo soggetti a ritenuta d’acconto sono apparentemente più concorrenziali rispetto agli “studi Associati” che sono invece soggetti ad entrambi: ma ciò appare essere un falso problema. Innanzi tutto perché tale norma soccorre, anche, gli avvocati che lamentano una grave crisi settoriale e con redditi bassi e quindi un plauso va fatto finalmente al Governo che ha accolto tale richiesta. Inoltre la tipologia, del tutto particolare ed originale, della professione forense, basata più sull’intuitus personae (salve rare eccezioni di studi attrezzati proprio in maniera imprenditoriale che fanno appaiono “altro” rispetto alla professione forense disegnata dai Padri costituzionali) che su scelte economiche,  induce a respingere una visione “imprenditoriale” della professione stessa che, inoltre, si disallinea dall’invocazione di aiutare le fasce deboli della Professione per poi insorgere contro i provvedimenti che accolgono tale invocazione. Questo sta creando non pochi problemi, infatti alcuni esponenti di questi “Studi”, stanno chiedendo a gran voce di riportare il limite come prima, questo però sarebbe un passo falso per tutte le categorie professionali in quanto nei Paesi dove la Flat Tax esiste per tutti i contribuenti, la scelta di voler svolgere la propria attività come Associato o come Singolo Professionista è una libertà, non un obbligo: ma, indubitabilmente, l’Avvocato nasce come singolo e poi sceglierà – se e quando e come ne avrà l’opportunità – di associarsi o meno. E’ evidente che se il professionista sceglie di “associarsi” (mentre il singolo non scegli di esserlo) ha fatto le sue valutazioni (in pochi e rari casi magari non proprio pregevoli) che però non possono apportare nocumento al singolo. Peraltro in un momento di grave crisi generalizzata, e dell’avvocatura in particolare, appare contraddittorio che parte di questo mondo insorga contro la decisione del Governo che tende ad agevolare le fasce deboli – economicamente parlando – dell’avvocatura stessa (giovani e anziani accomunati – per ragioni opposte – dal medesimo destino economico).

In definitiva chi decide di associarsi può scegliere anche di non farlo ma il singolo, invece, non può scegliere di essere tale né è detto che riesca a trovare le condizioni per associarsi.

Per questo appare corretta e condivisibile la scelta governativa di ampliare il range dei forfettari in piena coerenza con la richiesta di sostegno al reddito avanzata, per l’appunto, anche dall’avvocatura a tutela delle fasce deboli della professione stessa.

Rag.  S. Andronico  Dott.ssa C. Rapisarda Rag. S. Severino – Componenti Comitato Scientifico AFNI