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Ripartizione delle spese condominiali per i costi del riscaldamento. La sentenza della Cassazione n. 28282 del 04.11.2019. Una conclusione aberrante.

Sulla ripartizione delle spese condominiali per i costi del riscaldamento

Commento alla sentenza della Cassazione n. 28282 del 04.11.2019.

 

Con la sentenza in oggetto la Suprema Corte affronta il problema dei criteri in base ai quali, in sede condominiale, si devono ripartire le spese afferenti al servizio di riscaldamento.

Nel caso esaminato, il condominio resistente era munito di misuratori idonei a determinare il consumo di ciascuna unità immobiliare e, in sede di assemblea, aveva deliberato di ripartire i costi del servizio per il 50% in base ai consumi accertati e per il restante 50% applicando la scala millesimale.

La Cassazione, dopo aver richiamato le disposizioni di cui agli artt. 26 comma 5 della L. 10/1991 (applicabile alla fattispecie ratione temporis) e 9 comma 5 del decreto legislativo 102/2014, conclude per la dichiarazione di nullità della delibera, perché assunta in violazione di legge.

In particolare, secondo il Supremo Consesso, la prima delle disposizioni richiamate – per la quale le delibere relative all’adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore e per il conseguente riparto degli oneri di riscaldamento in base al consumo effettivamente registrato possono essere assunte con le maggioranze previste dal secondo comma dell’art. 1120 del codice civile – determinerebbe l’obbligo in capo ai condomini di ripartire le spese per l’erogazione del servizio, in presenza di dispositivi a ciò deputati, secondo i consumi registrati, con esclusione, quindi, della possibilità di ricorrere a criteri diversi quale quello, ad esempio, delle scale millesimali.

Tale obbligo sarebbe, altresì, confermato dal citato articolo 9 comma 5 del D. L.vo 102/2014, che, al fine di favorire il contenimento dei consumi energetici attraverso la contabilizzazione dei consumi di ciascuna unità immobiliare e la suddivisione delle spese in base ai consumi effettivi, ha reso obbligatoria l’installazione di sotto contatori destinati a misurare i consumi dell’effettivo consumo di calore o di raffreddamento o di acqua calda per ciascuna unità immobiliare.

In sostanza, pertanto, le disposizioni richiamate darebbero luogo ad un obbligo a carico dei condomini di suddividere le spese per il riscaldamento esclusivamente in base ai consumi registrati da ciascuna unità immobiliare, con esclusione della possibilità di adottare qualsiasi criterio diverso.

Sulla scorta di tali elementi la Cassazione afferma il seguente principio di diritto: Le spese di riscaldamento centralizzato di un edificio in condominio, ove sia stato adottato un sistema di contabilizzazione del calore, devono essere ripartite in base al consumo effettivamente registrato, risultando perciò illegittima una suddivisione di tali oneri operata, sebbene in parte, alla stregua dei valori millesimali delle singole unità immobiliari …

La pronunzia della Cassazione, sebbene risulti, ad un primo esame, del tutto coerente con il sistema normativo richiamato, presta, tuttavia, il fianco ad alcune critiche.

In particolare, l’assunto della Suprema Corte si pone in insanabile contrasto con l’art. 1118 comma quattro del Codice Civile.

La norma richiamata, infatti, dispone che, qualora un condomino rinunci all’utilizzo dell’impianto centralizzato di riscaldamento, rimanga comunque tenuto al pagamento delle sole spese per la manutenzione straordinaria dell’impianto e per la sua conservazione e messa a norma.

La ratio della persistenza dell’obbligo di pagamento è da rinvenire nella circostanza per la quale, ai sensi dell’art. 1117 n. 3 del Codice Civile, i sistemi centralizzati … per il riscaldamento rientrano tra le parti comuni dell’edificio, sicché la rinunzia al servizio non implica la perdita del diritto di (com)proprietà su tali impianti, la cui manutenzione ordinaria e straordinaria è comunque addebitabile al comproprietario, indipendentemente dalla circostanza per la quale il bene sia utilizzato o meno.

La sfera di operatività del suddetto principio, peraltro, applicando il parametro adottato dalla Cassazione, verrebbe estesa anche al caso del condomino che, pur non rinunziando espressamente al servizio di riscaldamento, non abbia, in concreto, effettuato alcun consumo: in questo caso, infatti, secondo la Suprema Corte, il condomino non dovrebbe affrontare alcun esborso, pur continuando ad essere titolare del diritto di proprietà sugli impianti.

Si tratta, all’evidenza, di conseguenze aberranti, sicché la Suprema Corte avrebbe dovuto limitare l’applicabilità del principio di diritto affermato alle sole spese relative al consumo di combustibile, mentre, per quanto attiene ai costi di manutenzione ordinaria e straordinaria dell’impianto, appare oggettivamente più corretta la loro ripartizione in base alle tabelle millesimali.

Avv. Giovanni Ingrascì

Presidente Comitato Distrettuale di Catania dell’AFNI

 

Per il link della sentenza: http://www.cortedicassazione.it/cassazione-resources/resources/cms/documents/28282_11_2019_no-index.pdf