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Associazione Forense Nazionale Italiana

L’obbligo di trasparenza per i CC.OO.AA.  Avv. Antonino Ciavola* e Avv.  Giovanni Ingrascì**

L’obbligo di trasparenza per i Consigli dell'Ordine degli Avvocati.                     Avv. Antonino Ciavola* e Avv.  Giovanni Ingrascì**   1 – Natura giuridica dei CC.OO.AA.   La questione relativa alla natura giuridica dei Consigli dell’Ordine degli Avvocati ha trovato una definitiva soluzione normativa con l’art. 24 comma 3 della L. 247/2012, per il quale “Il CNF e gli ordini circondariali sono enti pubblici non economici a carattere associativo istituiti per garantire il rispetto dei principi previsti dalla presente legge e delle regole deontologiche, nonché con finalità di tutela della utenza e degli interessi pubblici connessi all'esercizio della professione e al corretto svolgimento della funzione giurisdizionale. Essi sono dotati di autonomia patrimoniale e finanziaria, sono finanziati esclusivamente con i contributi degli iscritti, determinano la propria organizzazione con appositi regolamenti, nel rispetto delle disposizioni di legge, e sono soggetti esclusivamente alla vigilanza del Ministro della giustizia.”. La disposizione richiamata, nella sua chiarezza, evidenzia aspetti meritevoli di approfondimento che servono a comprendere la portata di altre norme e, soprattutto, di quelle relative agli obblighi di trasparenza. In particolare, nella prospettazione del legislatore, si osserva la consapevolezza che il corretto esercizio della professione forense costituisce un valore per l’intera collettività e sia quindi necessario garantirne il regolare svolgimento nei confronti di tutti i soggetti. Si realizza, in questo modo, un ampliamento soggettivo ed oggettivo delle funzioni dei CCOOAA, chiamati a sostenere il rispetto dell'interesse non solo degli avvocati, ma anche quello generale di tutti gli utenti del servizio e, sotto il profilo oggettivo, a tutelare tutti gli interessi pubblici connessi all’esercizio della professione. Altra conseguenza del suddetto inquadramento è l’applicabilità ai CCOOAA della disciplina dettata dalla legge n. 190 del 2012 (in materia di prevenzione e repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione), che trova applicazione in quanto “mediante la tecnica del richiamo alle pubbliche amministrazioni contenuta nell'art. 1, comma 2, d.lg. n. 165 del 2001, la legge n. 190 del 2012 ha esercitato il riferimento ad una elencazione normativa tendenzialmente esaustiva di tutte le possibili categorie di enti pubblici previste nel nostro ordinamento; e in una di tali categorie (quella degli enti pubblici non economici) rientrano, per diretta ed espressa volontà dell'art. 24 della legge n. 247 del 2012, proprio il Consiglio Nazionale Forense e gli Ordini forensi territoriali.”[1] Anche tale disposizione, come si vedrà, gioca un ruolo importante (se non fondamentale) nella determinazione degli obblighi di trasparenza a carico dei CCOOAA e delle conseguenze derivanti dal loro mancato adempimento.   2 – Obblighi costituzionali   La...

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Avvocati, regime forfettario e contraddizioni…come al solito! A cura di: Rag. S. Andronico Dott.ssa C. Rapisarda Rag. S. Severino – Componenti Comitato Scientifico AFNI

L’avvocatura, le sue contraddizioni e gli interessi di pochi… Ci risiamo. Ancora una volta il silenzio dei molti e le urla di pochi fanno apparire contraddittoria l’avvocatura. La protesta di pochi rischia di vanificare una delle poche misure che hanno dato un po’ d’ossigeno alle fasce deboli dei contribuenti, compresi gli avvocati o meglio le fasce deboli degli avvocati. A fronte dell’aumento del limite per poter accedere al regime fiscale “forfettario” le “associazioni professionali” sembrerebbe non abbiano gradito tale scelta. Così alcune “associazioni fra avvocati” incominciano a lamentarsi che tale scelta fiscale comporterebbe una illecita concorrenza sleale (notoriamente in atto con ben più imponente e devastante  consistenza) poiché i beneficiari della norma non incassando l’IVA creerebbero uno scompenso rispetto agli studi associati che invece la devono addebitare ai propri clienti. Magari chi si lamenta oggi è lo stesso che ieri ha invocato misure di sostegno per gli avvocati appartenenti alle fasce deboli. Tutto ciò appare contraddittorio ed autolesionista nei confronti degli interlocutori politici che poi, a ragione, non prestano attenzione alle “mille voci dell’avvocatura”. Va subito precisato che il sistema economico italiano si basa prevalentemente sul mondo delle P.IVA e tra questi  si trovano anche  i professionisti  come  : Avvocati, Ingegneri , Dottori Commercialisti, … Per cercare di arginare la crisi economica che sta colpendo queste attività  lo Stato ha introdotto dei regimi contabili che  aiutato le attività già esistenti e che cercano  far iniziare  nuove attività Questi regimi sono: Il Regime Forfettario  e Le Associazioni Tra Professionisti Il Regime Forfettario modificato con la Legge145 del 30/12/2018 ha introdotto delle novità rispetto al regime introdotto con la legge 190/2014 Regime forfettario fino al 2018 Regime forfettario dal 2019 -        Conseguimento di ricavi o  compensi non superiori a determinate soglie (tra i 25 mila e i 50 mila) variabili a seconda del  codice Ateco dell’attività svolta   -        le persone fisiche che esercitano o che iniziano un’attività d’impesa o arte e professione purchè nell’anno solare precedente hanno conseguito ricavi o compensi fino a 65 mila euro.   -        Il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, di beni mobili strumentali al 31 dicembre non doveva essere superiore a 20 mila euro   -        E’ stato abolito il limite di 20 mila euro per l’acquisto di beni strumentali -        Sostenimento di spese per l’acquisizione di lavoro per importi complessivamente non superiori a 5 mila euro lordi a titolo di lavoro dipendente   -        È  stato abolito il limite di 5 mila euro per i compensi ai dipendenti -        L’imposta sostitutiva (sostituisce l’Irpef, gli addizionali e...

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Crisi da sovraindebitamento: fenomeno sociale e non solo economico

Proposte di modifica alla L.3/2012. Avv.  Danilo Giorgio Giannone- Consigliere Nazionale A.F.N.I. * La realtà che vede gli Avvocati  protagonisti attivi nella società italiana spesso a difesa dei cittadini onesti e più deboli ci impone simultaneamente due osservazioni una di fatto e una in diritto. Da un lato la constatazione di fatto , appunto, che ormai migliaia di piccole imprese e ditte individuali sono costrette a sopportare la vendita dei propri beni a causa di un sempre più numeroso ruolo delle esecuzioni che impestano i Tribunali di tutta Italia crescendo in maniera esponenziale, di talchè tutti dobbiamo prendere atto che si tratta di un fenomeno sociale attuale e non solo economico. L’altra che il legislatore, anche se da poco tempo, ha la consapevolezza che urge una regolamentazione a difesa dei cittadini onesti esecutati contro ogni ingerenza e speculazioni meno oneste e spesso disoneste, seppur tenendo sempre a debito conto la tutela dei diritti delle parti ( creditori e debitori) nel rispetto delle leggi che regolano il mercato. La legge 3 del 2012 si muove verso questa direzione; e appena il caso di dire che :” ERA ORA”. Una legge che per la prima volta si muove da un obiettivo diverso di quello che ha mosso il legislatore del codice di rito almeno ab origine. Ratio della nuova norma sulla composizione della crisi da sovraindebitamento è –o vuole essere- invece la tutela del debitore; ciò si desume chiaramente da tutto il testo della norma, e anche dalla sua collocazione sistematica: il nuovo istituto sulla composizione si trova nel secondo capo della legge, mentre nel primo sono presenti modifiche alle norme sull’usura e l’estorsione, in un’ottica di tutela dei soggetti economicamente deboli. Non vi è dubbio che le intenzioni del legislatore sono ottime, ma come possono strumenti nati per tutelare le ragioni dei creditori adattarsi a difendere il debitore? Le modifiche che stanno intervenendo a pochi mesi dall’introduzione della nuova norma provano che lo strumento deve ancora essere perfezionato ma che la strada perseguita è quella giusta nel senso e nella prospettiva di tutelare il buon diritto del debitore onesto esecutato. Allora è auspicabile una riforma che vada in questo senso e specificatamente : 1) – modifica degli artt. 10 - 12 bis della L. N 3/2012 nella parte in cui fanno decorrere gli effetti sospensivi e/o inibitori della sospensione della procedura esecutiva a favore di un effetto anticipato all’atto della presentazione del piano o addirittura ( visto i tempi lunghi per la redazione di un piano da parte dell’OCC) con una semplice dichiarazione del debitore di voler accedere alla L. 3 / 2012 ; tra l’altro parificando i debitori non soggetti...

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Avv. Antonino Ciavola * – Presidente Comitato Scientifico dell’A.F.N.I. – I compiti del COA

I compiti del Consiglio dell’Ordine dopo la legge n° 247/2012   Avv. Antonino Ciavola   1. Introduzione La legge 31 dicembre 2012 n° 247 ha riscritto l’ordinamento professionale forense, pur mantenendo alcuni rinvii alle norme previgenti, risalenti a ottanta anni prima, e pur presentando numerosi difetti di impostazione che hanno provocato successive modifiche. La novità probabilmente più rilevante del riformato ordinamento forense è la sottrazione ai Consigli dell’Ordine dell’azione disciplinare, adesso riservata a un organo nuovo nella sua costituzione, ma antico nella storia: il Consiglio Distrettuale di Disciplina. Non è una novità assoluta poiché nella legislazione previgente, risalente all’Ottocento, già vi erano questi Consigli di Disciplina, organi separati rispetto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e al Consiglio dell’Ordine dei Procuratori (organi, a loro volta, distinti). La legge 247 ha contestualmente modificato il numero dei componenti del Consiglio dell’Ordine, aumentandolo per i fori più numerosi. Se in precedenza, infatti, il numero massimo di componenti era 15, adesso i fori con iscritti da 2001 a 5000 hanno un consiglio di 21 membri e quelli ancora più grandi, oltre 5000, hanno un Consiglio composto da 25 membri. Da più parti è stato osservato che si tratterebbe di una incongruenza poiché, a fronte di un Consiglio privato del suo potere più rilevante, quello disciplinare, se ne aumentano i componenti. Questo breve studio tende a contestare questa tesi, evidenziando che i nuovi Consigli dell’Ordine hanno invece numerosi compiti, prima previsti solo implicitamente ed oggi codificati con chiarezza.   2. L’articolo 29 della legge 247/2012 Secondo una tesi tanto diffusa quanto infondata, prima della riforma i compiti del Consiglio dell’Ordine erano tre: gestione della disciplina, tenuta degli albi e congruità delle parcelle. Come dicevamo, taluni sostengono che l’eliminazione del primo compito abbia sostanzialmente svuotato di contenuto l’azione dei Consigli dell’Ordine. L’articolo 29 della legge 247/2012 elenca minuziosamente i compiti del Consiglio; conferma alla lettera a) la tenuta degli albi e alla lettera l) la liquidazione dei compensi. La lettera c) prevede, oltre al controllo sulla pratica forense, anche l’istituzione di scuole forensi nonché la promozione di iniziative atte a rendere proficuo il tirocinio. Quest’ultimo inciso merita approfondimento poiché potrebbe tradursi in incentivi finalizzati a migliorare la pratica forense, mediante interscambi tra studi legali che si occupano di materie diverse, evitando che la pratica forense rimanga nel microcosmo di uno studio legale che, magari, si occupa soltanto di uno specifico settore e non è quindi in grado di fornire quella formazione ampia e interdisciplinare che è poi pretesa per il superamento...

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Avv. Antonio Di Pinto* – Vice Presidente Nazionale dell’A.F.N.I. -La riforma del terzo settore

RIFORMA DEL TERZO SETTORE: LO STATO DELL’ARTE a cura dell’Avv. Antonio Di Pinto*   Da diversi anni si auspicava un intervento di riorganizzazione dell’intera disciplina normativa, stratificatasi nel corso del tempo, relativa ai soggetti del cosiddetto no profit. Si è dovuto attendere, tuttavia, il 18 giugno 2016 per vedere com­piere il primo significativo passo in materia: con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge 6 giugno 2016, n. 106, è stata confe­rita al Governo una delega per la riforma del Terzo Settore, dell’im­presa sociale e del servizio civile universale. L’obiettivo posto dalla Legge Delega è quello di revisionare tutto ciò che, sino ad oggi, ha costituito il tessuto normativo del Terzo Settore, comprensivo sia della disciplina civilistica sia della legi­slazione speciale prodotta a partire dagli anni ’90, giungendo così, finalmente, ad una regolamentazione completa ed organica del Terzo Settore. In tale contesto, sono stati adottati tre decreti attuativi, aventi ad oggetto: l’istituto del cinque per mille (D.lgs. 111/2017), la revisione della disciplina dell’impresa sociale (D.lgs. 112/2017) e, infine, il Codice Unico del Terzo Settore (D.lgs. 117/2017). Da segnalare, inoltre, l’approvazione dei cosiddetti “decreti correttivi” con i quali, da ultimo, sono state riviste sia la Riforma del Terzo Settore ed il Codice Unico [D.Lgs. n. 105 del 3 agosto 2018 (G.U. n. 210 del 10 settembre 2018)], sia la disciplina dell’Impresa Sociale [D. Lgs. 20 luglio 2018, n. 95 (G.U. n. 185 del 10 agosto 2018)]. Tuttavia, la Ri­forma non può, ad oggi, ritenersi completa, in quanto attende ancora l’adozione di numerosi decreti ministeriali e soprattutto dei necessari chiarimenti in ordine alla disciplina fiscale degli Enti del Terzo Settore inclusi nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. Per comprendere al meglio lo stato dell’arte di questa epocale riforma ed approfondirne le specifiche tematiche si riporta un recente contributo dell’Ufficio Studi della Camera dei Deputati (5 settembre 2018) che, partendo dalla disamina della Legge delega del 2016 compie un excursus dalla elaborazione dell’idea di riforma sino agli ultimi interventi legislativi al riguardo. Ovviamente in questo contributo ci si soffermerà esclusivamente sulla Riforma del Terzo Settore in senso stretto (D. Lgs. 117/2017) senza entrare nel merito di quanto previsto per impresa sociale, 5x1000 e servizio civile universale, argomenti che saranno oggetto di ulteriori approfondimenti.   ***   Il Codice del Terzo Settore (D. Lgs. 117/2017) è stato rivisto dal D.Lgs. n. 105 del 3 agosto 2018 (G.U. n. 210 del 10 settembre 2018) che contiene disposizioni integrative e correttive del Codice medesimo, sul quale...

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PROPOSTA DI RIFORMA DEL CPC

Una nostra ipotesi sulla riforma del CPC Immagino una citazione con termine minimo per comparire di 150 giorni e un termine massimo di 180 giorni. Dopo la notifica il convenuto avrà 40 giorni di tempo per depositare una memoria in cui formula eccezioni preliminari o pregiudiziali (documentali), intese in senso atecnico ovvero qualunque circostanza che possa immediatamente definire il processo senza necessità di istruttoria o senza entrare nel merito, oppure chiedere di chiamare un terzo in causa. La memoria dovrà essere notificata a controparte. Controparte potrà entro dieci giorni replicare. Il giudice entro i dieci giorni successivi con ordinanza dovrà provvedere su tali eccezioni o richiesta senza necessità di comparizione delle parti. Ove fosse autorizzata la chiamata di terzo il giudice d’ufficio sposterà l’udienza per consentire al terzo di costituirsi assegnando il termine di gg. 90 dalla notifica con udienza fissata al 90° giorno successivo. In tal caso il convenuto dovrà notificare la memoria e l’ordinanza all’attore entro trenta giorni oltre che – ovviamente – al terzo. L’ordinanza dovrà essere reclamabile al collegio. Il reclamo sospenderà i termini di costituzione del convenuto. Il convenuto dovrà costituirsi 30 giorni prima dell’udienza fissata in citazione e procedere – ove già richiesto ed autorizzato – a chiamare in causa il terzo. A questo punto si possono verificare due ipotesi: se non v’è chiamata di terzo cinque giorni prima dell’udienza l’attore potrà replicare alla costituzione del convenuto. Alla prima udienza le parti potranno specificare ed integrare le difese a verbale o i mezzi istruttori ed il giudice andrà in riserva per decidere sulle richieste istruttorie o rinviare per pc. Se vi è stata chiamata di terzo l’attore principale o il convenuto-chiamante avranno 40 giorni di tempo per depositare una memoria in cui formulano eccezioni preliminari o pregiudiziali (documentali), intese in senso atecnico ovvero qualunque circostanza che possa immediatamente definire il processo senza necessità di istruttoria o senza entrare nel merito. Controparte potrà entro dieci giorni replicare. Il giudice entro i dieci giorni successivi con ordinanza dovrà provvedere su tali eccezioni o richiesta senza necessità di comparizione delle parti. L’ordinanza dovrà essere reclamabile al collegio. Il reclamo sospenderà i termini di costituzione del convenuto. Cinque giorni prima dell’udienza l’attore o il convenuto chiamante potranno replicare alla costituzione del terzo convenuto. Alla prima udienza le parti potranno specificare ed integrare le difese o i mezzi istruttori a verbale ed il giudice andrà in riserva per decidere sulle richieste istruttorie, sull’opportunità di nominare un ctu o rinviare per pc. Ovviamente se il giudice...

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Nuovo tipo di arbitrato per deflazionare la giustizia e sostenere il reddito degli avvocati, anche dei più giovani

Parto dal presupposto della necessità di deflazionare il carico giudiziario nei Tribunali nonché dalla sensazione che gli Avvocati preferiranno affidare la causa a loro Colleghi che non continuare ad optare per la lotteria di magistrati pressati dalla celerità e talvolta disattenti (ovviamente senza alcuna generalizzazione ma solo prendendo atto dei casi concreti accaduti). Peraltro – come si vedrà – gli arbitri avranno il deterrente del controllo dei loro atti da parte della Giunta Camerale, oltre al risparmio economico ed alla celerità del giudizio. L’ipotesi tende ad evitare – o quantomeno ridurre fortemente – l’ingresso di nuove cause presso la giurisdizione ordinaria. In concreto l’idea, ovviamente di massima, sarebbe la seguente. Ogni Consiglio Distrettuale dell’Ordine degli Avvocati, si doterà di una Camera Arbitrale su base distrettuale suddivisa per tre macroaree di specializzazione alla quale ciascun avvocato chiederà – secondo la propria responsabilità – di accedere ( civile, societario-commerciale, amministrativo). Della Camera arbitrale ( il cui vertice sarà composto da una Giunta presieduta dal Presidente dell’Ordine Distrettuale e da un Consigliere per ogni Ordine che fa parte del distretto ) potranno far parte gli avvocati del distretto che abbiano superato un corso di formazione riconosciuto idoneo dal CNF o svolto direttamente dal CNF, senza alcuna altra limitazione ( anzianità di iscrizione all’albo compresa ).. La Camera arbitrale vigilerà sull’operato dei propri iscritti ed avrà potere di impulso disciplinare presso il competente CDD. Gli affari di competenza della Camera arbitrale, escluse separazioni, divorzi e V.G, saranno quelle il cui valore non sarà superiore ad €100.000,00, comprese le procedure per decreto ingiuntivo, e non potranno riguardare i diritti indisponibili; saranno attributi a ciascun arbitro secondo un software inalterabile che non consenta preferenze e disponga la turnazione delle attribuzioni degli affari all’interno delle tre macroaree prescelte. Dovrà essere prevista una tariffa calmierata su base nazionale per gli affari trattati dagli arbitri facenti parti delle camere arbitrali nonché agevolazioni fiscali per i lodi. Il lodo – che non avrà efficacia immediatamente esecutiva – sarà sottoposto al vaglio, anche nel merito ove ritenuto opportuno, del Presidente del Tribunale nella cui circoscrizione si è svolto il giudizio ed una copia sarà inviata alla Giunta della Camera arbitrale che la utilizzerà per valutare l’operato e la competenza dell’arbitro. Se il Presidente del Tribunale si rifiuta di dichiarare esecutivo il lodo, con provvedimento motivato, la parte insoddisfatta potrà proporre reclamo al competente Presidente della Corte d’Appello, ove il lodo non sia stata impugnato nei termini, ovvero alla Corte...

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