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Associazione Forense Nazionale Italiana

Covid 19 e diritto internazionale. Luci ed ombre. Prof. Avv. Ugo Villani*

ASSOCIAZIONE FORENSE NAZIONALE ITALIANAwww.associazioneforensenazionaleitaliana.it - associazioneforensenazionaleitalianaassoforensenazionaleitaliana@gmail.com - pec: afni@legalmail.itVia Carcaci, 7 -  Tel. 095 311642 95131 Catania COVID 19 E DIRITTO INTERNAZIONALEProf. Avv. Ugo Villani* Il Covid-19, qualificato come pandemia dal Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanita (OMS) l’11 marzo 2020, nella sua vastità e violenza ha colto impreparate non solo la scienza, la medicina e la politica, ma anche la comunità internazionale e le sue istituzioni. Beninteso, il diritto internazionale non è irrilevante riguardo a tale pandemia, né alla crisi economica e sociale da essa innescata. Come ha più volte dichiarato il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, il virus rappresenta un nemico comune contro il quale è indispensabile una forte cooperazione internazionale, non solo sul piano sanitario, ma anche economico e sociale, poiché “nessun Paese può farcela da solo”. Tale cooperazione dovrebbe realizzarsi nelle sedi istituzionali internazionali, anzitutto l’OMS e l’ONU, utilizzando gli strumenti giuridici e operativi disponibili ed elaborando soluzioni innovative. Senonché, almeno in una prima fase, gli Stati si sono mossi senza alcun coordinamento, taluni sottovalutando la gravità del fenomeno, altri proponendo strategie sconcertanti e ciniche, come “l’immunità di gregge” teorizzata da Boris Johnson e dal suo “esperto” Patrick Vallance. In secondo luogo vi è una obiettiva contraddizione tra una pandemia, per sua natura globale e transnazionale – che, come tale, richiede una risposta solidale dell’intera comunità internazionale –, e la necessità, per i singoli Stati, di chiudere le proprie frontiere e poi, via via, le comunicazioni anche nel proprio territorio, sino a giungere in molti casi a un generalizzato lockdown, al fine di prevenire i contagi. Ciò ha determinato non già l’applicazione di regole internazionali, né il ricorso a misure nel quadro di organizzazioni internazionali, ma l’elaborazione, da parte di ciascuno Stato, di proprie normative nazionali, sovente alquanto confuse e poco coerenti. Infine va sottolineato che le norme di diritto internazionale rilevanti riguardano singoli profili dell’attuale pandemia, che mettono in giuoco l’eventuale responsabilità di taluni Stati nella diffusione del virus, nonché la liceità e i limiti delle misure statali di contrasto, mentre non è ravvisabile, allo stato, un preciso e compiuto quadro normativo nel quale ricercare misure internazionali di lotta al Covid-19. Così, è possibile riconoscere una norma consuetudinaria secondo la quale gli Stati hanno il dovere di assicurare che le attività svolte nel proprio territorio non causino danni ad altri Stati. Una norma siffatta, affermatasi riguardo alla materia ambientale, potrebbe essere invocata nei confronti della Cina,...

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Avv. Antonino Ciavola* e Dott.ssa Rosanna Ciavola: ammessa la tutela giudiziaria fondata su un illecito; contraddizione dell’ordinamento giuridico che riconosce valenza e offre tutela ad un comportamento illecito.

Frode fiscale: una efficace prova a favore di chi l’ha commessa IL FATTO Un marito divorziato apprende che la moglie, utilizzando la normativa fiscale di favore per l’acquisto della prima casa, ha comprato un immobile trasferendovi la propria residenza. Sperando così di rientrare in possesso della casa familiare, che è di sua esclusiva proprietà, ma che era stata assegnata alla moglie perché vi abitasse con il figlio della coppia, chiede la modifica delle condizioni del divorzio e la restituzione del bene. La signora si difende ammettendo candidamente di aver trasferito la residenza solo al fine di eludere le leggi fiscali e di approfittare delle agevolazioni dell’acquisto della prima casa; ma in realtà dichiara di non aver mai davvero trasferito la propria dimora abituale, che è sempre rimasta nella casa familiare. Come ciliegina sulla torta, la signora dichiara che, compiuta la frode fiscale mediante il fittizio trasferimento di residenza, dopo alcuni mesi ha concesso in locazione la nuova casa a terzi, al fine di percepire il canone continuando ad abitare gratuitamente nella casa familiare. Il Tribunale, per accertare la verità dei fatti, sente come testimone il figlio della coppia, ormai maggiorenne, senza porsi il problema di un suo interesse diretto all’esito del giudizio, e cioè di continuare ad abitare nella casa in cui ha sempre vissuto. Il figlio conferma che l’acquisto dell’immobile come prima casa è avvenuto al solo fine di evadere il fisco, che l’intero disegno sarebbe stato suggerito dal notaio rogante, che la residenza in realtà non è mai stata trasferita se non fittiziamente e soltanto per alcuni mesi. Sulla base di queste prove il Tribunale giustifica la falsa dichiarazione contenuta nell’autocertificazione di cui agli artt. 46 e 47 del D.P.R. n° 445 del 2000 – nonostante questa integri il delitto previsto dall’art. 483 cod. pen. – nonché la frode fiscale (non una semplice omissione o evasione, ma un comportamento dolosamente preordinato per pagare una imposta ridotta). Rigetta pertanto la domanda dell’incauto proprietario esclusivo della casa, colpevole di aver chiesto la restituzione del proprio bene, e lo condanna alla rifusione delle spese processuali. IL DIRITTO Scire leges non est earum verba tenere sed vim ac potestatem, scriveva Celso: sapere le leggi non è conoscerne le parole, ma comprenderne lo spirito e la forza. Anziché denunziare l’illecito, il Tribunale lo ha indirettamente premiato. La signora è uscita vittoriosa dal procedimento avviato dall’ex marito, ha mantenuto l’assegnazione della casa familiare e percepisce comodamente il canone di locazione dell’immobile acquistato in evasione. Siamo dinanzi ad...

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CRITICITA’ E INCONGRUENZE FRA IL DEPOSITO TELEMATICO NEL PCT E LE NORME DEL CPC

PROFILI PROCESSUALI DEL DEPOSITO TELEMATICO E RISPETTO DEL CONTRADDITTORIO  - Avv. Gabriella Lamicela La disciplina in materia di deposito telematico degli atti processuali ha sicuramente agevolato, sotto molti profili, l’attività del difensore, sia garantendo tempi sostanzialmente più ampi e più comodi per l’incombente (non più legato agli orari di apertura delle cancellerie), sia perché, una volta effettuato il deposito, per l’avvocato diventa estremamente più semplice rinvenire il documento nel fascicolo telematico, anche al fine di conservare la memoria dell’assolvimento dell’onere. Nonostante tali aspetti sicuramente positivi, tuttavia, non si può non tenere conto del fatto come tale modalità di deposito apra il fianco ad alcune criticità strettamente connesse al rispetto dei termini processuali ed al corretto ed ordinato svolgimento del contraddittorio. Sul punto giova premettere che la scansione temporale dei depositi effettuati tramite pec si articola in un procedimento composto da quattro fasi, tutte documentate da messaggi di posta elettronica certificata: si avranno infatti, la ricevuta di accettazione della pec da parte del sistema, l’attestazione di avvenuta consegna, il messaggio riguardante l’esito dei controlli automatici e quello, finale, del cancelliere che attesta l’avvenuta accettazione del deposito. Normalmente le prime tre fasi sono abbastanza rapide: i messaggi di accettazione e consegna, di regola, vengono generati quasi contestualmente all’invio; quello riguardante l’esito dei controlli automatici, invece, può richiedere tempi moderatamente più lunghi ed intervenire, in alcuni casi, anche uno o due giorni dopo la consegna della pec. L’ultimo messaggio, invece, è strettamente legato all’attività del cancelliere, che deve inserire la busta (con gli atti ivi contenuti) nel fascicolo telematico del processo. Tale ultima fase, essendo legata ad un’attività “umana”, può richiedere anche diversi giorni, essendo legata alla materiale disponibilità del cancelliere che potrebbe, in ipotesi, essere oberato di lavoro e, quindi, ritardare ad effettuare l’inserimento nel fascicolo. In tale situazione diventa determinante accertare in quale momento, per il depositante, possa ritenersi assolto l’onere del deposito. Sul punto soccorre l’articolo 16 bis del D.L. 179/2012, per il quale “Il deposito con modalità telematiche si ha per avvenuto al momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del ministero della giustizia. Il deposito è tempestivamente eseguito quando la ricevuta di avvenuta consegna è generata entro la fine del giorno di scadenza”. Forse, sotto tale profilo, sarebbe opportuno che il notificante si liberasse dall’alea di qualunque ritardo dal momento in cui ha inviato la mail (accettazione), analogamente a quanto avviene in materia di notificazione,  stante...

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Ripartizione delle spese condominiali per i costi del riscaldamento. La sentenza della Cassazione n. 28282 del 04.11.2019. Una conclusione aberrante.

Sulla ripartizione delle spese condominiali per i costi del riscaldamento Commento alla sentenza della Cassazione n. 28282 del 04.11.2019.   Con la sentenza in oggetto la Suprema Corte affronta il problema dei criteri in base ai quali, in sede condominiale, si devono ripartire le spese afferenti al servizio di riscaldamento. Nel caso esaminato, il condominio resistente era munito di misuratori idonei a determinare il consumo di ciascuna unità immobiliare e, in sede di assemblea, aveva deliberato di ripartire i costi del servizio per il 50% in base ai consumi accertati e per il restante 50% applicando la scala millesimale. La Cassazione, dopo aver richiamato le disposizioni di cui agli artt. 26 comma 5 della L. 10/1991 (applicabile alla fattispecie ratione temporis) e 9 comma 5 del decreto legislativo 102/2014, conclude per la dichiarazione di nullità della delibera, perché assunta in violazione di legge. In particolare, secondo il Supremo Consesso, la prima delle disposizioni richiamate – per la quale le delibere relative all’adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore e per il conseguente riparto degli oneri di riscaldamento in base al consumo effettivamente registrato possono essere assunte con le maggioranze previste dal secondo comma dell’art. 1120 del codice civile – determinerebbe l’obbligo in capo ai condomini di ripartire le spese per l’erogazione del servizio, in presenza di dispositivi a ciò deputati, secondo i consumi registrati, con esclusione, quindi, della possibilità di ricorrere a criteri diversi quale quello, ad esempio, delle scale millesimali. Tale obbligo sarebbe, altresì, confermato dal citato articolo 9 comma 5 del D. L.vo 102/2014, che, al fine di favorire il contenimento dei consumi energetici attraverso la contabilizzazione dei consumi di ciascuna unità immobiliare e la suddivisione delle spese in base ai consumi effettivi, ha reso obbligatoria l’installazione di sotto contatori destinati a misurare i consumi dell’effettivo consumo di calore o di raffreddamento o di acqua calda per ciascuna unità immobiliare. In sostanza, pertanto, le disposizioni richiamate darebbero luogo ad un obbligo a carico dei condomini di suddividere le spese per il riscaldamento esclusivamente in base ai consumi registrati da ciascuna unità immobiliare, con esclusione della possibilità di adottare qualsiasi criterio diverso. Sulla scorta di tali elementi la Cassazione afferma il seguente principio di diritto: Le spese di riscaldamento centralizzato di un edificio in condominio, ove sia stato adottato un sistema di contabilizzazione del calore, devono essere ripartite in base al consumo effettivamente registrato, risultando perciò illegittima una suddivisione di tali oneri operata, sebbene in...

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