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Associazione Forense Nazionale Italiana

Avv. Antonino Ciavola* e Dott.ssa Rosanna Ciavola: ammessa la tutela giudiziaria fondata su un illecito; contraddizione dell’ordinamento giuridico che riconosce valenza e offre tutela ad un comportamento illecito.

Frode fiscale: una efficace prova a favore di chi l’ha commessa IL FATTO Un marito divorziato apprende che la moglie, utilizzando la normativa fiscale di favore per l’acquisto della prima casa, ha comprato un immobile trasferendovi la propria residenza. Sperando così di rientrare in possesso della casa familiare, che è di sua esclusiva proprietà, ma che era stata assegnata alla moglie perché vi abitasse con il figlio della coppia, chiede la modifica delle condizioni del divorzio e la restituzione del bene. La signora si difende ammettendo candidamente di aver trasferito la residenza solo al fine di eludere le leggi fiscali e di approfittare delle agevolazioni dell’acquisto della prima casa; ma in realtà dichiara di non aver mai davvero trasferito la propria dimora abituale, che è sempre rimasta nella casa familiare. Come ciliegina sulla torta, la signora dichiara che, compiuta la frode fiscale mediante il fittizio trasferimento di residenza, dopo alcuni mesi ha concesso in locazione la nuova casa a terzi, al fine di percepire il canone continuando ad abitare gratuitamente nella casa familiare. Il Tribunale, per accertare la verità dei fatti, sente come testimone il figlio della coppia, ormai maggiorenne, senza porsi il problema di un suo interesse diretto all’esito del giudizio, e cioè di continuare ad abitare nella casa in cui ha sempre vissuto. Il figlio conferma che l’acquisto dell’immobile come prima casa è avvenuto al solo fine di evadere il fisco, che l’intero disegno sarebbe stato suggerito dal notaio rogante, che la residenza in realtà non è mai stata trasferita se non fittiziamente e soltanto per alcuni mesi. Sulla base di queste prove il Tribunale giustifica la falsa dichiarazione contenuta nell’autocertificazione di cui agli artt. 46 e 47 del D.P.R. n° 445 del 2000 – nonostante questa integri il delitto previsto dall’art. 483 cod. pen. – nonché la frode fiscale (non una semplice omissione o evasione, ma un comportamento dolosamente preordinato per pagare una imposta ridotta). Rigetta pertanto la domanda dell’incauto proprietario esclusivo della casa, colpevole di aver chiesto la restituzione del proprio bene, e lo condanna alla rifusione delle spese processuali. IL DIRITTO Scire leges non est earum verba tenere sed vim ac potestatem, scriveva Celso: sapere le leggi non è conoscerne le parole, ma comprenderne lo spirito e la forza. Anziché denunziare l’illecito, il Tribunale lo ha indirettamente premiato. La signora è uscita vittoriosa dal procedimento avviato dall’ex marito, ha mantenuto l’assegnazione della casa familiare e percepisce comodamente il canone di locazione dell’immobile acquistato in evasione. Siamo dinanzi ad...

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CORTE COSTITUZIONALE SENTENZA N. 217/19, COMPENSI DEL CTU E GRATUITO PATROCINIO.

ILLEGITTIMO L'OBBLIGO DEL PREVIO TENTATIVO DI RECUPERO "L’art. 131, comma 3, del d.P.R. n. 115 del 2002, dunque, deve essere dichiarato costituzionalmente illegittimo nella parte in cui prevede che gli onorari e le indennità dovuti ai soggetti ivi indicati siano previamente oggetto di intimazione di pagamento e successivamente eventualmente prenotati a debito (in caso di impossibilità di «ripetizione»), anziché direttamente anticipati dall’erario". SCARICA PDF Sentenza Corte Costituzionale 217-19       ...

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RICHIESTA COMMISSARIAMENTO CNF

  Il Coordinamento Nazionale delle Associazioni Forensi ( Adelante Avvocati in Movimento, Alexandra, Alleanza per il Rinnovamento Forense, Azione Forense, Diciassettedodici, Associazione Forense Nazionale Italiana, Futuro@Forense, Movimento Indipendente per l'Avvocatura e Vis Romana ) manifesta apprezzamento per l'opera dell'Avv. Mirella Casiello per il format dell'istanza di commissariamento del CNF e per averlo messo a disposizione dei Colleghi sui social. Le Associazioni di questo Coordinamento hanno ritenuto di condividerne il testo, con modifiche personalizzate, e di dare corso all'istanza....

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Sanzioni disciplinari a carico del Magistrato ritardatario. Decisione delle SS.UU. da meditare

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE CIVILI Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. DI CERBO Vincenzo - Primo Presidente f.f. - Dott. MANNA Antonio - Presidente di Sezione - Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria - Consigliere - Dott. D’ANTONIO Enrica - Consigliere - Dott. BISOGNI Giacinto - Consigliere - Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni - Consigliere - Dott. GIUSTI Alberto - Consigliere - Dott. RUBINO Lina - Consigliere - Dott. VINCENTI Enzo - rel. Consigliere - ha pronunciato la seguente: SENTENZA Svolgimento del processo 1. - Il Dott. A.B.L. è stato fatto oggetto di incolpazione disciplinare, da parte del Procuratore generale presso la Corte di Cassazione, degli illeciti di cui al D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 1, e art. 2, comma 1, lett. q) e n), con estensione degli addebiti disciplinari da parte del Ministro della giustizia in riferimento all'illecito di cui alla lett. q) del citato art. 2. 1.1. - In particolare, l'incolpazione relativa all'anzidetta lett. q) riguardava l'avere, nell'esercizio delle funzioni di giudice della terza sezione civile del Tribunale di Firenze, ritardato in modo reiterato, grave ed ingiustificato il compimento di atti relativi all'esercizio delle proprie funzioni, in specie dal (*) al (*): - omettendo di depositare, al 17 marzo 2016, data dell'ultimo controllo accertato, nonostante fosse maturato un ritardo superiore al triplo del termine fissato dalla legge, n. 249 sentenze civili, riportate e contraddistinte nell'allegato elenco (sub I)...

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Il Garante della privacy e il contenuto dell’attività difensiva

Cari Colleghi, Vi segnalo che è stato pubblicato sulla newsletter del Garante per la Protezione dei datri Personali ( n. 378 del 17.9.2013) un provvedimento sanzionatorio che ( a prescindere dal caso concreto e dalla sua condivisibilità o meno per quella fattispecie ) che si fonda sul seguente principio: ” I dati prodotti nin giudizio devono essere solo quelli pertinenti a far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, evitando la comunicazione di informazioni non rilevanti per le finalità di difesa”. Mi pare preoccupante il principio sopra trascritto ovvero che un organo amministrativo possa entrare nel merito delle tesi e strategie difensive come sembrerebbe intendere l’Authority. Infatti non mi pare condivisibile che un organo amministrativo estraneo al processo possa giudicare “la pertinenza” o la “rilevanza” di tesi sviluppate dal difensore nel corso di un processo. Eventuali abusi o derive patologiche del diritto di difesa hanno già il Giudice precostituito che è il Giudice della causa o il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati territorialmente competente e non mi pare vi sia spazio, o possa trovare spazio, la censura di altri organi. E’ preoccupante che terzi estranei al processo possano sindacare la strategia difensiva dell’Avvocato andando ad interferire con la libertà e dignità dello svolgimento della sua attività professionale che è e deve rimanere indipendente ed insindacabile. Avv. Enrico Calabrese...

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